Sicily-Rome American Cemetery di Nettuno e la voglia di conoscere la II Guerra Mondiale

Prima che ricominciasse la scuola abbiamo avuto qualche pomeriggio da impegnare in attività ludico-ricreative e noi che siamo amanti delle zingarate, abbiamo deciso di fare un’incursione al cimitero americano di Nettuno.

Questa visita, almeno per noi, rappresenta un continuum logico, perché nel periodo di Pasqua avevamo visitato il cimitero tedesco, ma non avevamo ancora visto gli altri monumenti dei soldati della II Guerra Mondiale.

Argomento di cui tra l’altro si parla tantissimo in questi giorni per via della gaffe di Miss Italia che ha 18 anni e – povera lei – condivide le stesse passioni di Michele che dall’alto dei suoi 5 anni ci rintontisce con domande sulla guerra. Le nuove generazioni non hanno i nonni che sono stati al fronte, al massimo i loro nonni possono raccontare il boom economico. Io nella gaffe di Miss Italia ci vedo una curiosità espressa in modo maldestro. Ma va bene, arriviamo al dunque.

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Sito internet: Cimitero americano di Nettuno – Sicily-Rome American Cemetery
Passeggini:
 assolutamente sì anche se farli passeggiare liberi in questo posto super silenzioso, è davvero gradevole.
Pro: la visita si può organizzare al meglio soddisfacendo la curiosità di bambini di tutte le età, anche grazie al museo.
Contro: Non c’è un parcheggio antistante.

Miss Italia ha detto che lei comunque la guerra non l’avrebbe fatta e forse, nonostante sia originaria del Lazio, di arrivare fino a Nettuno non ha mai avuto occasione. La prima cosa che si apprende entrando, infatti, è che in questo cimitero sono seppellite anche moltissime donne che facevano parte della Croce Rossa e dei reparti sanitari impiegati nella guerra.

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La seconda cosa che vediamo è un bellissimo monumento al centro di un’isola. Noi abbiamo sbagliato perché la guida l’abbiamo recuperata alla fine della passeggiata e l’abbiamo quindi usata per rimettere insieme i pezzi e non per farci guidare nell’esplorazione. Un po’ disordinato quindi ma comunque avvincente.

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Stavolta con noi c’era un bambino più grande, Simone, che ha letto a Michele tutti i nomi presenti sulle tombe. Subito colpiti dalle stelle tra le croci, abbiamo immaginato si trattasse di caduti ebrei anche se poi ci è venuto il dubbio che si trattasse di qualche medagliato. In effetti qui di soldati valorosi onorati da una medaglia, ne sono seppelliti diversi.

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Lo stagno che accoglie l’epitaffio puzza, questo bisogna dirlo ma è bello ed è popolato da un gran numero di libellule, almeno a settembre. Passeggiando passeggiando si arriva alla cappella, davanti alla quale campeggiano le bandiere americane.

A destra si trovano dei plastici che raccontano la campagna italiana delle truppe americane. A sinistra invece c’è la cappella vera e propria, con le pareti tappezzate dei nomi dei soldati caduti durante la guerra. Uomini e donne.

Entrare nella cappella fa un certo effetto anche ai bambini che poi trovano subito un sistema per divertirsi anche qui esercitando la curiosità. Come ogni buona regola della comunicazione insegna, quel che interessa maggiormente è quello che troviamo più simile e vicino a noi.

Per questo i ragazzi sono andati immediatamente a cercare tra i nomi se ve ne fosse qualcuno con il proprio cognome. Poi, visto che la ricerca non è andata a buon fine, abbiamo cercato i soldati con cognomi italiani cercando di distinguerli dagli spagnoli. Infine abbiamo cercato di capire se tutti gli Stati degli USA fossero rappresentati nelle truppe morte in battaglia. Anche la geografia non guasta ed è stato bello vedere quanti stati americani conoscessero i ragazzi, tutti o quasi tutti conosciuti attraverso la tv e la storia.

Mentre suonavano le ore abbiamo fatto un’incursione nei giardini laterali alla cappella dove abbiamo trovato anche una meridiana. Peccato che non fosse in grado di segnare l’orario della visita. La meridiana ha anche una statua dentro e risulta parecchio curiosa. Non è stato difficile attirare i ragazzi in quella direzione per una piccola pausa a base d’acqua prima di riprendere la strada dell’uscita, stavolta in discesa.

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In questo posto ci sono moltissime persone che passeggiano e fanno jogging ma non ne abbiamo scovate di anziane con gli occhi nostalgici rivolti verso il prato di croci. Per cui hanno evitato la nostra curiosità.

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Grande sorpresa è stato il museo, molto ben fatto e curato. Con tanto materiale a disposizione, delle teche sorprendenti e anche degli schermi touch per riepilogare i fatti salienti della guerra. Interessante soprattutto per i più grandicelli che a tutti quei grafici in movimento sanno dare un senso. Però bello, per tutti, con immagini storiche e la possibilità di parlare delle armi, delle armi atomiche e via discorrendo.

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Mi sentivo un po’ il dottor Stranamore davanti ad alcuni esemplari di armi e davanti a tutti quei grafici che mi facevano venire in mente gli strateghi militari. Poi sono tornata in me per salutare, portare fuori i bambini e ripromettermi di tornare lì con più calma e magari con un amico americano.

Adesso una persona americana che abbia un parente seppellito a Nettuno voglio trovarla per dare un senso alla seconda visita.

Ah, piccola nota al margine: i ragazzi salvo che nell’ultimo tratto di strada, mi hanno chiesto di non usare il navigatore ma di chiedere alle persone le indicazioni. La frase che ha fatto di me una persona felice è stata: «non usiamo il navigatore, a me piace anche perdermi qualche volta». In perfetta armonia con questa visita disordinata ma intensa.

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