Il castello dei conti de Ceccano, Nicola Spaziani sordomuto e innocente, il rugby e l’amore

Un titolo lungo per una giornata densa, di quelle che ti restano in testa per il cerchio prodotto dalle continue domande e raccomandazioni e nei piedi per i chilometri macinati in salita e in discesa. Fortuna che abbiamo visto un posto incantevole.

Da casa nostra sapevamo di doverci allontanare di un centinaio di chilometri fino alla provincia di Frosinone, ma l’avremmo fatto volentieri visto che nel pomeriggio ci aspettava la partita di rugby del Pomezia, la prima di campionato in trasferta. È nata da questo appuntamento sportivo l’idea di portare i bambini a fare un giro a Ceccano.

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Su internet abbiamo scoperto dell’apertura del castello dei Conti de Ceccano e dopo qualche scambio di battute su Facebook, abbiamo convenuto di trascorrere tra le quattro mura fortificate il mattino prepartita.

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A Ceccano ci sono vie accessibili per tutti, quindi passeggino alla mano e con un po’ di fatica, siamo arrivati pelo pelo al castello che chiudeva all’una. Abbiamo visto i bagni (e ci è stato detto che non venivano puliti da 10 giorni), abbiamo visto subito la veduta per poi accorgerci della guida.

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Un ragazzo simpatico, disponibile e inconfondibile con i suoi capelli color fiammifero. Non soltanto ci ha accompagnato a fare un giro di questo castello facendoci da guida e aprendo le stanze inaccessibili ma ci ha portato fino sulla cima della torre più alta.

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Abbiamo scoperto che nei castelli c’erano delle grandi porte dalle quali si facevano calare le scale di legno, tirate su immediatamente in caso di assalto da parte dei nemici. Abbiamo scoperto i vantaggi di usare le feritoie per lanciare le frecce e abbiamo scoperto che i segnali di fumo erano usati anche per parlare da un castello all’altro. In pratica non ce li hanno soltanto gli indiani e arrivavano fino a Fumone (mai nome fu più azzeccato!).

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Il castello è tenuto benissimo anche se la mancanza di fondi non garantisce visite durante tutto l’anno. Peccato, come ha fatto notare Michele, che ci siano state troppe ricostruzioni (ben tre). Peccato perché hanno costruito sui merli ben visibili ancora ad occhio nudo ma hanno eliminato l’aspetto fiabesco della costruzione. Quale bambino disegna i castelli senza i merli gotici?

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Forse la cosa più attraente per tutti sono stati gli affreschi medievali, tra il calendario con il quale è affrescata una stanza intera e quelli presenti nella stanza a seguire con il Cristo con gli occhi aperti, tipico dell’iconografia medievale del basso Lazio.

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Di fatto questi secondi affreschi non sono del periodo medievale ma sono stati fatti dopo e si pensa sopra a quelli medievali. Questo castello è stato infatti un carcere fino ai primi anni Settanta, c’erano le celle dell’inferno in basso, poi a salire il purgatorio e il paradiso per chi aveva commesso reati di lieve entità. C’è anche l’iscrizione all’inferno di un certo Nicola Spaziani detenuto innocente, sordomuto che risale al 1899.

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Ma su internet non ho trovato la sua storia e questo vuol dire che mi toccherà inventarla e usare proprio lui per spiegarvi quanto è bello visitare un castello con i bambini al seguito!

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Abbiamo pranzato e poi trascorso un po’ di tempo nella villa comunale che in epoca fascista era usata per i bagni solari, ovvero per consentire alle persone meno abbienti di divertirsi un po’ all’aria aperta anche in estate. Intano Michele ci ha proposto una rivisitazione della storia medievale secondo lui ma soltanto per rimettere insieme tutte le nozioni che aveva appreso. Ottima strategia per memorizzare quella di inventare una storia che faccia da filo rosso tra numerosi elementi. Conosce una tecnica mnemonica e nemmeno lo sa.

Un bel posto con dei giochi per i bambini e la possibilità di esplorare un bel prato con la fontana secca e un’edicola retrostante. Ideale per chi vuole magari vedere anche l’altro castello che è accessibile nel parco tutto intorno.

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In effetti la prima cosa che ci hanno chiesto quando chiedevamo la strada per arrivare al castello era: “quale castello?” ma soltanto per fregiarsi del fatto che Ceccano ne ha due. E ha anche un bel centro storico ricco di proposte culturali. Noi ne approfitteremo magari un’altra volta. Anche perché come al solito, alla cartina e alle informazioni sul posto ci siamo arrivati soltanto alla fine, mentre uscivamo dal castello.

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Non abbiamo siglato con una croce l’uscita dal castello, come facevano i cavalieri con le loro spade quando partivano per un lungo viaggio. Ma ci siamo fatti lo stesso il segno della croce nella speranza di non trovare la pioggia sul nostro cammino verso il campo da rugby. Il Pomezia ha vinto e la partita è stata molto combattuta. Non si poteva avere una migliore conclusione della trasferta ciociara!

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3 risposte a “Il castello dei conti de Ceccano, Nicola Spaziani sordomuto e innocente, il rugby e l’amore

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