Speleologia e trekking a misura di bambino in Ciociaria

I bambini vogliono andare in grotta. Non sarà troppo presto? Non sarà un’esperienza troppo forte? E la guida c’è? Serve il caschetto? La torcia da mettere in testa? Dove sono le grotte in Italia? E nel Lazio? 

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Ci sono esperienze come l’escursione speleologica che sono un mix di avventura, conoscenza (del fenomeno carsico), esplorazione e orrore. Bhè sì, forse agli adulti esperti di stalattiti e stalagmiti sembra niente, ma ad un bambino chiediamo di fidarsi di questa “discesa” all’interno di una cavità rocciosa, nella terra, con la possibilità di vedere dei pipistrelli passeggiando tra spuntoni che ci hanno messo migliaia di anni per formarsi. Una responsabilità non da poco.

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Le informazioni che abbiamo selezionato

Il mondo della speleologia è tremendamente affascinante e spesso, al di fuori delle mete più conosciute, non sappiamo quali tesori nasconde la regione in cui abitiamo. Per questo mi sembra opportuno consigliarvi un po’ di link tenuti in considerazione nella programmazione di questa escursione di un giorno con i bambini al seguito:

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Poi OK, abbiamo anche fatto la solita ricerca su Google ispirandoci al “sentito dire”, quindi andando a cercare qualcosa in più sulle grotte di Pastena. È sul sito ufficiale di questo complesso che abbiamo scoperto dell’esistenza delle grotte di Collepardo e del pozzo d’Antullo. Siccome in Ciociaria ci siamo già stati e abbiamo apprezzato i castelli (vi ricordate la visita al castello di Ceccano?), siamo tornati alla carica.

 

Perché Collepardo e non Pastena

Dovevamo scegliere e per essere una prima volta ho valutato la dimensione temporale della proposta escursionistica. Un’ora Pastena, mezz’ora Collepardo. Siccome il più piccolo dei bambini al seguito ha 2 anni e una manciata di mesi, ho immaginato che un’ora di passeggiata al buio e nell’umidità delle grotte potesse essere troppo. E poi anche i miei reumatismi avrebbero potuto patire un po’.

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La documentazione trovata e quello che abbiamo visto

Il sito del Comune di Collepardo non è user friendly come dicono gli esperti ma abbiamo capito subito che poteva essere un posto a misura di famiglia per la ricchezza della proposta. Fare due ore di viaggio all’andata e due al ritorno per starsene mezz’ora in grotta non era il massimo, per questo abbiamo cercato di capire se potesse esserci “altro oltre le grotte” scoprendo le meraviglie dei monti Ernici.

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Con la Certosa di Trisulti è stato amore a prima vista: un posto ricco di storia, con una farmacia del 1500 che custodisce i segreti dell’arte dei medicamenti, giardini con siepi scolpite con forme bizzarre, il fatto di essere un crocevia tra tre Regioni e tutta l’agiografia legata a S. Domenico da Foligno. Sì anche le grotte, quelle della Regina, perché Margherita di Savoia nel 1904 decise di fare un’escursione proprio qui e da allora le cavità di Collepardo sono le grotte della Regina. Per deformazione professionale vado sempre alla ricerca di una o più storie per creare suspence prima dell’escursione, per tenerci compagnia durante le peregrinazioni e per costruire un filo rosso di ricordi al rientro nella quotidianità. Collepardo aveva sulla carta tutti gli elementi indispensabili per rendere significativa la domenica: avventura (con le grotte), natura (con le escursioni di trekking leggero), arte e cultura (con la certosa di Trisulti).

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Le grotte

Le grotte della Regina hanno un prezzo irrisorio, sono state il teatro di una serie di spot e video, per esempio la pubblicità della Tim (ma non è che lo dicano con tanto orgoglio), ma soprattutto sono un cantiere aperto, questo sì, lo dicono con orgoglio. All’interno della grotta ci sono 4 tipi diversi di pipistrelli (che sono però in una cavità senza luce e attualmente sono in letargo.

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Abbiamo scoperto che le pipistrelle si fanno mettere incinte prima del letargo, poi si addormentano e al risveglio inizia la gestazione. Con gli stravolgimenti delle stagioni ci potrebbero essere tanti pipistrelli nati prima, magari anche di febbraio o di marzo, una vera rarità, di cui, ancora una volta, non è bene andare fieri! Nella grotta sono stati ritrovati anche dei reperti risalenti al neolitico.

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È facile che quella cavità fosse usata come rifugio dagli uomini preistorici (Michele orgoglio di mamma ha chiesto se fossero dei pleistocene!), ma è stata usata anche in tempo di guerra e così, accendendo il fuoco, si è persa la tipica colorazione biancastra delle grotte. Sono un po’ scure è vero, ma la signora Loredana che ci ha accompagnato nella visita, è stata molto brava a rendere tutto accessibile ai bambini, meno lugubre di quanto si possa pensare e anche decisamente istruttivo. Forse i più piccoli non ricorderanno nulla dei sali che si depositano formando quelle colonne però adesso sanno distinguere stalattiti e stalagmiti, sanno che l’acqua e i terremoti sono responsabili del fenomeno carsico e che per creare una colonna ci vogliono migliaia di anni.

 

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Poi ecco, queste grotte delle Regine sono anche dette grotte dei bambocci perché “con un po’ di fantasia” si possono intravedere nelle formazioni rocciose, anche dei volti umani. E si sa che i bambini di fantasia ne hanno parecchia. È scattata così la caccia al volto umano, prima di dover scappare in bagno. Capita anche quello, soprattutto quando si passa dal caldo della macchina al freddo della grotta.

Le escursioni facili

Ci sono più escursioni che si possono fare in questa zona, scelta dai walker ma anche da chi ama andarsene in bici o in moto per i monti. Bisogna scegliere sulla base della stagione e dell’allenamento, oltre che sulla base dell’attrezzatura a disposizione della famiglia.

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Noi abbiamo prediletto due passeggiate facili, quella al Santuario della Madonna delle Cese che è incastonato in una grotta. Vi si accede da una passeggiata pavimentata. Non è ripidissimo ma il ritorno in salita potrebbe darvi qualche noia. Meglio è, per chi avesse dei bambini piccoli, sfruttare il passeggino.

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Questo strumento tanto comodo non si può usare invece per arrivare all’eremo di San Domenico, quello dove il santo ha trascorso tre anni prima che fosse scoperto e decidesse di iniziare a costruire la certosa, il monastero facendo il miracolo della pietra. Pare infatti che una pietra si fosse staccata dal monte e soltanto facendo il segno della croce, S. Domenico l’abbia fermata incastonandola dove non poteva far male a nessuno.

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Il santo che costruì anche un santuario per le consorelle, era solito fare dei sermoni a uomini e donne dell’ordine, a metà strada tra la certosa di Trisulti e il santuario di S. Nicola, sul ponte che ha preso il nome di Ponte dei Santi. Noi non ci siamo andati ma ci si può arrivare in macchina o lungo il fiume facendo un po’ di trekking. L’eremo si raggiunge in 20 minuti e lungo la strada delle edicole raccontano la storia del santo. È divertente.

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La certosa

Michele ha subito notato che dentro la certosa c’è una città e in effetti le cose da vedere sono parecchie. Oltre alla farmacia c’è il giardino, la bella piazza di fronte alla chiesa, la chiesa stessa dove oltre alle spoglie di S. Bernardo cui è intitolato l’edificio, ci sono quadri e affreschi molto belli (basta dare un’occhiata alla volta per capire che lavoraccio c’è dietro) e degli intarsi lignei in grado di catturare l’attenzione di tutti, bambini inclusi.

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Un animale o una figura antropomorfa o fantastica per ogni singolo scranno e anche i volti (che forse erano quelli dei monaci) per ogni scranno prima di entrare in chiesa.

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Sulla piazza oltre alla fontana c’è l’orologio solare, una meridiana perfettamente funzionante.

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Peccato che i monaci siano rimasti in tre e uno sia addirittura in ospedale. Tant’è che al piccolo negozio all’ingresso è stato sostituito da un altro laico che in genere accompagna i visitatori nella chiesa e nella certosa. Ecco, forse ci è mancata un po’ la guida, ma neanche troppo, perché avrebbe richiesto uno sforzo supplementare cognitivo ai bambini.

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Incontri

Abbiamo incontrato tante persone in questa escursione: una coppia che ci ha consigliato e indicato il trekking più leggero fino all’eremo, una coppia di signori di Formia che ci ha accompagnato fino all’eremo e poi anche nella certosa, raccontandoci di come si facevano esplorazioni una volta e meravigliandosi della tenacia di Fabrizio e Michele. E poi la signora Loredana delle grotte e un gruppo di signori cui abbiamo dato noi indicazioni sul posto. Forse questa socializzazione estrema è stata favorita dalla chiusura di 3 ore della certosa, dalle 12 alle 15, ma a  noi piace anche questo. Se l’avessimo visto prima, forse avremmo fatto un bel pic nic nell’area accanto alla certosa, un bel prato dove distendersi e giocare, o magari ai piedi del santuario di san Domenico, o ancora all’ingresso dell’area della Certosa. Insomma, di spazi per la famiglia ce ne sono parecchi.

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Una risposta a “Speleologia e trekking a misura di bambino in Ciociaria

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