Piana delle Orme, un museo scenografico per bambini

L’allestimento del museo di Piana delle Orme è assolutamente a misura di bambino. Le audioguide in stereofonia ma soprattutto gli effetti sonori e le ricostruzioni, coinvolgono i piccoli di ogni età.

Il Museo di Piana delle Orme si trova a Latina ed è immerso nel verde. Vale la pena spendere due parole, subito, sulla location. Uno spazio che non ho esplorato è disponibile per quanti con il barbecue alla mano e la carne nella borsa frigorifero, intendono trascorrere una giornata nel silenzio, nella tranquillità, a contatto con la storia e con la natura.

ingresso

L’ingresso molto semplice, introduce subito in un ambiente studiato ad hoc per rappresentare un pezzo di storia talvolta poco apprezzato.

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Ci sono tanti hangar che contengono al loro interno ricostruzioni e rappresentazioni di quello che è stata la bonifica delle paludi pontine, la seconda guerra mondiale, il riuso dei residuati bellici nella vita di tutti i giorni. Il percorso in ogni hangar è lineare, l’ambiente è arioso e non troppo caldo. È possibile percorrere tutti i tragitti con il passeggino.

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E ci sono giocattoli di ogni tipo, dai soldatini ai mezzi di trasporto con un allestimento originale per le barche e per gli aerei. Ci siamo divertiti molto nello scoprire i nomi delle imbarcazioni. Michele dice di essere stato colpito dalla corvetta ma anche la fregata non è niente male a livello linguistico.

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Dopo l’immediatezza dei giocattoli, s’inizia con la storia che è  meno a portata di mano per un bambino, ma come sottolineato da un membro dello staff all’ingresso, questo è un museo molto scenografico. Ovunque ci sono dei pannelli esplicativi con riferimenti storici accurati, citazioni e reperti di ogni genere. Ma si sa che i bambini reputano tutto ciò che è scritto molto ma molto noioso.

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Ecco che arriva allora la trovata geniale del Museo di Piana delle Orme: raccontare tutto. I bambini possono pigiare l’audioguida che in stereofonia racconta in modo sintetico la parte di storia di cui si osservano reperti e costruzioni. Poi ci sono i pulsanti degli “effetti speciali” che attivati fanno partire canzoni, rumori, effetti che introducono i bambini nella storia, che consentono loro di vivere come si viveva ai tempi della bonifica o della guerra.

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Fabrizio ha avuto paura quando entrati in una casa dell’epoca abbiamo azionato gli effetti speciali e sentito tremare il pavimento e ascoltato il rombo degli aerei. Insomma, è stato evidente che al di là di soldatini e armi giocattolo, non è che la guerra fosse poi un divertimento.

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Forse sarebbe bastato che capissero questo ma eravamo in ballo e abbiamo ballato! E quando si parla di musei storici c’è sempre il rischio di dover affrontare argomenti scabrosi, per esempio la Shoah. C’è un hangar con tanto di angolo multimediale, in cui è possibile scoprire la corrispondenza tra i triangoli colorati e le “razze” di persone identificate dai nazisti nel loro folle progetto.

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Michele si è chiesto perché proprio questi gruppi e perché Hitler volesse ammazzare tutte quelle persone. Fargli capire l’idea di razza ariana è stato complicato e siccome non riusciva a spiegarsi come mai le differenze non fossero una ricchezza, per metabolizzare il concetto si è lanciato nella spiegazione del come mai i bambini africani sono neri ma non tutti nello stesso modo.

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In pratica dice che siccome vivono nelle case di paglia entra tanto di quel sole che da quando sono nati si abbronzano e restano neri per sempre. Quelli che sono meno neri sono i pochi fortunati che vivono nelle case di mattoni. OK, era tutta una scusa per metabolizzare un argomento sul quale è ritornato più volte. D’altronde vedere questo non è stato semplice.

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Gli ho spiegato che il fascismo ha fatto altrettante cose orribili e raccontarle è difficile ma è anche importante per evitare che si dimentichi e si facciano gli stessi errori o errori simili. Purtroppo del fascismo gli è rimasta impressa soltanto qualche sparuta idea positiva, tipo che Mussolini con un trattore Fiat ha delimitato il perimetro di Aprilia (squadra di rugby da lui incontrata in un torneo la mattina).

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Belli anche i cartelli dell’epoca che spiegano un po’ le origini e i motivi delle leggi introdotte che potrebbero sembrare inspiegabili. Per esempio non sputare a terra era un’esigenza legata alle condizioni di salute di allora.

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All’ingresso ci avevano dato un fumetto che poi abbiamo ritrovato stampato nel museo, con cui si spiegava la questione della malaria. Ho sperimentato una legge della comunicazione per cui le cose che sono più vicine si sentono con più intensità: si è parlato di Pomezia e il fatto che fosse nominata all’inizio di un hangar come una delle città costruite da Mussolini dopo la bonifica, ha fatto innalzare il livello di attenzione, al punto che anche dettagli come la scritta O.N.C. che si metteva sui poderi, ha colpito Michele che le ha poi cercate nel percorso di ritorno, sui poderi di Latina e dintorni.

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Fabrizio è stato colpito soprattutto da aerei, carri armati, dagli effetti speciali e dalle canzoni che venivano mandate in stereofonia e che lo hanno invitato a tenere il ritmo. Anche dalla danza passa la conoscenza.

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Non perché siano i miei figli ma hanno dimostrato di essere intelligenti nel fare collegamenti. Siamo stati tempo fa al cimitero americano di Nettuno e in una ricostruzione dedicata allo sbarco di Anzio c’era un’immagine di quel museo. Michele e Fabrizio l’hanno subito indicata e riconosciuta. Michele ha detto di aver riconosciuto il cimitero ed è andato oltre arricchendo l’informazione con qualcosa di cui aveva appena fatto esperienza: ha individuato nella foto la stella tra le croci, quella che indica gli ebrei che anche sulle divise usate per la deportazione non avevano il triangolo ma proprio quella stella. Bravi. Così ci portiamo a casa molto più di un fumetto!

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